«Gli
anni bui della prima guerra mondiale videro l'Europa uscire
dall'armistizio completamente diversa. Erano saltati molti
dei vincoli di carattere sociale e culturale che fino allora
regolarizzavano i rapporti delle principali nazioni europee.
Le grandi monarchie dell'800 che avevano
guidato le sorti dell'Austria - Ungheria, della Germania,
della Russia e della Turchia dovettero cedere il passo a
nuove forme di governo, anche dove apparentemente mantenevano
il loro potere.
La vecchia classe dirigente, logorata
dal conflitto, doveva ora fare i conti con le attese e le
ambizioni dei cittadini, che ormai non si riconoscevano
più nei vecchi schemi liberali ottocenteschi e spingevano
verso un radicale rinnovamento della società. La stasi dell'industria
post - bellica, dopo anni d'eccessiva accelerazione produttiva
per motivi militari, provoca una profonda crisi economica,
che inaspriva i già difficili rapporti sociali. Il vento
rivoluzionario proveniente dalla Russia preoccupava le ricche
borghesie. Ovunque i reduci reclamavano il rispetto delle
promesse; i fasti della "belle époque" che appena cinque
anni prima s'espandeva ridente in tutta Europa erano un
vecchio e lontano ricordo. L'italia, uscita vincente dalla
gran guerra il 28 giugno 1919, sedeva a Versailles, al tavolo
della pace rappresentata dal Capo del Governo Vittorio Emanuele
Orlando.
I
seicentomila morti, che insanguinavano le terre d'Europa
con la grave crisi economica, che seguì questa vittoriosa
quanto sciagurata avventura, fece esplodere all'improvviso
tutte le rimosse e, irrisolte contraddizioni di un paese
dalla struttura industriale fragile e dalle istituzioni
democratiche precarie. Le masse contadine, che avevano pagato
un alto tributo alla guerra, ritornate a casa non ebbero
le terre promesse.
Il ceto medio che aveva dato i quadri intermedi
all'esercito, ritornò nelle città con sentimento di creditore
nei confronti dello Stato, e con l'illusione di rivalersi
dell'arroganza dei vincitori.
La guerra l'aveva subita anche il proletariato
industriale, che era stato mobilitato dall'industria bellica
e che d'improvviso si trovò in sostanza ferma. [...]»